
Ogni giorno è simile a un minuscolo passo.
In inverno, quel passo si fa minuscolo come non mai.
Adesso, invece…!
Adesso il cielo inizia ad alternare regali preziosi.
Pioggia. Vento. Sole tiepido.
Quel minuscolo passo è una traccia invisibile, eppure si riverbera ovunque.
Le radici continuano a cercare nel profondo, qualche millimetro più in là. Cercano tutto ciò che la terra ha di buono da offrire.
La terra ha davvero tanto di buono da offrire.
La corteccia si scalda, poi si bagna, poi si asciuga e si scalda ancora: il buono arriva anche da lì, dall’aria, sotto forma di carezze soffiate, di teneri giochi di luci e ombre, di frizzanti rigoli d’acqua piovana, simili a lacrime di gioia e di stupore.
Un sottile strato di muschio verdissimo ammorbidisce quella ruvida superficie, ricoprendo il lato più esposto al freddo.
Il tronco si rinvigorisce, come custodisse il cuore di tutti quei festeggiamenti silenziosi. La linfa vitale pulsa incessante e spinge verso l’esterno la meraviglia celata nei mesi di gelo.
Le gemme vellutate iniziano a lasciare il posto al colore. Alcuni boccioli si sono già affacciati dai rami nodosi, in fretta, come se facessero a gara tra loro. Il bianco e il rosa macchiano l’insieme, come pennellate distratte e casuali, ma assolutamente perfette.
Le foglie tacciono ancora. Sono un ricordo, verde e brillante? O magari, chissà, un progetto non ancora nato. A volte, passato, presente e futuro – se esistono per davvero – sembrano mescolarsi nel fischio del vento.
Si tratta forse di un ciclo, senza prima né dopo. Un ciclo meraviglioso e senza fine.
Io non sono che una magnolia, però. E so soltanto che, qui e ora, è di certo primavera.
***
Un tintinnio gentile annunciò che qualcuno stava entrando nel bar “La Monetina” prima dell’orario di apertura, proprio mentre Tiberio, in piedi su due sgabelli impilati l’uno sull’altro, sistemava delle bottiglie di rum ambrato alle spalle del bancone. Il proprietario del locale, tuttavia, sembrò tutt’altro che sorpreso. Anzi, era evidente che sapesse perfettamente chi fosse appena entrato. Non si voltò neppure e si limitò a salutare.
«Entra, ragazzo, entra pure. Oh, non badare a me, sono abituato a stare in equilibrio sugli sgabelli, o no?», esclamò, come se avesse un paio d’occhi anche sulla nuca, in grado di vedere chiaramente lo sguardo preoccupato dell’interlocutore. Con un “oplà!” sistemò l’ultima bottiglia e, mettendo le mani sui fianchi, annuì con soddisfazione. «Ci so fare, niente da dire. O no?».
Vittorio non riuscì ad aprire bocca finché Tiberio non fu coi piedi saldamente ancorati al pavimento. C’era da riconoscerlo: l’anziano signore fece mostra di un’inaspettata agilità. Aveva detto la verità, senza dubbio.
Il ragazzo tirò un sospiro di sollievo, incrociando lo sguardo dell’uomo, che finalmente si era girato e gli sorrideva. Vittorio ricambiò.
«Ciao Tiberio! Sì… si vede che sei abituato. Ma non posso fare a meno di pensare che io, al tuo posto, avrei fatto un bel volo. Riesco a cadere anche da un centimetro di altezza, te lo giuro. Figuriamoci se devo salire su uno sgabello… che per di più sta in equilibrio su un altro sgabello!»
Entrambi risero, mentre il proprietario del bar raggiungeva in fretta Vittorio per dargli una mano. Il ragazzo, tra le braccia, teneva una pila palesemente instabile di cartelle di diversi colori e, sotto un’ascella, un cavalletto di legno che sembrava sul punto di cadere sul pavimento. L’intervento di Tiberio fu provvidenziale: tutto finì sul tavolino più vicino all’ingresso, coperto come gli altri due da una bella tovaglia color menta.
«Ah, ne hai trovato un altro! Lo metto qui insieme agli altri cavalletti. Problema risolto, allora. Laura sarà contentissima», commentò allegro l’uomo, strizzandogli l’occhio. Vittorio arrossì, ma Tiberio non mollò così facilmente la presa e rincarò la dose con uno dei suoi ricorrenti “o no?”.
Il ragazzo, un po’ in imbarazzo ma ormai piuttosto a suo agio con quell’uomo così gentile, nonché totalmente e dichiaratamente incapace di distinguere una domanda retorica, si grattò la nuca prima di rispondere: «Sì, lo è. Non avrebbe mai accettato che al progetto mancasse qualcosa. Ci ha messo tanto impegno. E io voglio che sia esattamente come l’ha immaginato».
Con lo sguardo sognante cui, evidentemente, si era abbandonato, Vittorio si guadagnò un paio di pacche amichevoli sulla spalla. Tiberio sfoggiò un sorriso ampio e benevolo sotto i baffoni grigi. Poi si diresse dietro il bancone, invitandolo silenziosamente ad accomodarsi su uno degli sgabelli. Vittorio lo seguì volentieri, prendendo posto sul comodo cuscino di velluto dorato che spuntava da una cornice di legno scuro, fissato da borchie d’ottone imbrunito. Aveva davvero bisogno di fermarsi cinque minuti.
«Ci avete messo impegno entrambi, ecco. Pure tu. Andrà bene. Ovvio che andrà bene», ripeté l’uomo, incoraggiante, mentre con sapienti e rapidissimi gesti ripuliva gli strumenti e preparava un caffè. Le mani correvano da sole in direzioni diverse. Poi preparò della crema di latte e davanti agli occhi di Vittorio comparve ben presto un bel cappuccino bollente. «E io sono felicissimo che tutto avvenga proprio qui, alla Monetina!», concluse Tiberio, cospargendo il contenuto della tazza di una generosa spolverata di cacao amaro, proprio come piaceva a uno dei suoi clienti più affezionati.
Vittorio sorrise con gratitudine, ma tenne gli occhi bassi. Il cuore, quel giorno, batteva un po’ più veloce del solito.
Sperò con tutto sé stesso che il suo caro amico avesse ragione. Sospirò, puntando uno sguardo distratto verso una piccola pila di locandine.
Ciascuna di esse riportava un titolo: “La primavera in un sorriso – mostra fotografica di Vittorio Naran, ore 18:00, presso La Monetina”.
Chiuse gli occhi per un istante, mentre un sorso rassicurante gli scaldava il petto. Uno sguardo all’orologio a pendolo gli rivelò che non erano ancora le otto del mattino. Sospirò ancora.
***
Ci sono doni che non arrivano esattamente dal cielo, né dalla terra.
Si tratta di sensazioni.
Lo zampettio di una piccola colonia di formiche, per esempio. Ai primi raggi del sole, oggi, piccole e delicate, hanno percorso le mie radici, poi il tronco, fino ad arrivare con pazienza fino ai rami più alti.
Due api, invece, hanno iniziato a sostare pigramente nei primi boccioli, per poi tornare a ronzare laboriose nell’aria.
Poi sono arrivate due manine, poggiate delicatamente sul tronco ormai caldo. Una voce acuta, piena di vita, che ormai riconosco.
E il miagolio sommesso di un grosso gatto arancione.
***
Alle tre del pomeriggio, il sole entrava prepotentemente dalla finestra del soggiorno. Gran parte della fortuna di aver acquistato quell’appartamento, così tanti anni prima, risiedeva proprio in quella finestra. Era da lì che la magnolia, con i suoi rami più alti, si rendeva la protagonista indiscussa di un quadro di rara bellezza. Un quadro capace di mutare di continuo, al volgere delle ore, dei giorni, delle stagioni.
Quel mutevole dipinto che avevano il privilegio di poter osservare ogni giorno, in quel momento, consegnava una delle migliori versioni di sé stesso. O, perlomeno, questo si ritrovò a pensare Maria con gratitudine sincera: i raggi dorati del sole baciavano con delicatezza le gemme non ancora dischiuse e accarezzavano indolenti i petali dei boccioli, mettendone in risalto il tenue colore.
Non era per niente difficile immaginare il motivo per cui la piccola Lucia, la sua adorata nipotina, passasse le ore su quell’ampio davanzale. Sensibile e riflessivo com’era l’animo di quella bambina, era naturale che da quella visione si facesse riempire e ispirare. E Lucia, arricchita da quello splendore, trasformava le sue silenziose riflessioni in disegni (il suo diario ne era pieno zeppo) e parole dai lineamenti tondeggianti.
Quando Maria si sporse per osservare il cortile più in basso, non fu dunque sorpresa di vederla proprio lì, accanto alla magnolia, le manine allungate verso il tronco. Doveva essere un suo piccolo rituale, evidentemente, perché glielo aveva visto fare in molte occasioni. La bambina spesso aveva esternato grande meraviglia nel constatare che, anche d’inverno, quel maestoso albero fosse in grado di emanare sempre un po’ di calore.
Non c’era meraviglia, tuttavia, negli occhi di Lucia, quel giorno. Maria sapeva bene il perché e, come tante volte era già accaduto, si chiese con tristezza per quale motivo una bambina dovesse affrontare situazioni così difficili.
«Sarebbe un grave errore», si disse, «pensare che lei non si renda conto di ciò che sta accadendo».
La chiamata che Maria aveva ricevuto il giorno prima da Giada, sua figlia, era un avvenimento che ancora non riusciva a metabolizzare. Non sapeva bene come sentirsi, cosa provare a riguardo.
Dopo anni di sole lettere – una all’anno per rapidi auguri di Natale – Giada aveva espresso la voglia di passare del tempo con la propria figlia.
Ciò che Maria e suo marito avevano sperato per anni, finalmente sembrava sul punto di accadere. Eppure, proprio adesso che la possibilità iniziava ad affacciarsi, emozioni contrastanti si erano impadronite di quella piccola famiglia. Alla speranza che il ritorno di una madre arricchisse la vita della piccola Lucia, si mescolavano un gran numero di timori. Quello che il desiderio di Giada fosse solo un capriccio passeggero; quello che la quotidianità della bambina ne risultasse turbata; quello che la figlia non fosse davvero riuscita a superare vecchie abitudini di vita, proprio quelle che l’avevano spinta a ignorare l’esistenza di Lucia così a lungo.
Non da ultimo – ma questo Maria l’avrebbe tenuto sempre per sé – c’era la paura di perdere ciò che considerava la più grande benedizione della propria vita: la presenza quotidiana della nipotina.
Sì, l’avrebbe tenuto sempre per sé.
Lo promise più volte nel silenzio dei suoi pensieri, mentre continuava a osservare Lucia.
Per quella bambina così speciale, i nonni desideravano profondamente solo il meglio. E se una vita migliore l’attendeva lontano da loro l’avrebbero lasciata andare senza se e senza ma.
***
Mei non era mai stata in quella zona della città: un motivo in più per partecipare a quel piccolo evento.
Una ragazza molto gentile e piena di entusiasmo le aveva dato un volantino dopo il consiglio studentesco che si era tenuto giorni prima alla facoltà di lettere.
Era passata davanti a quel gruppetto di studenti della Scuola di Belle Arti piuttosto di fretta, sovrappensiero, dopo aver partecipato attivamente alla discussione sui vari punti all’ordine del giorno. Stava ancora pensando con una certa animosità alle iniziative culturali che lei e le sue amiche proponevano ormai da mesi, quando Elga – o forse era Eva, non se lo ricordava bene – aveva catturato il suo sguardo con un caldo sorriso.
«Ciao! Tieni, se ti va lunedì prossimo un mio amico organizza una mostra fotografica. Vieni, ci conto, eh?».
Mei aveva afferrato il volantino senza quasi fermarsi: dopotutto, la lezione di letteratura comparata sarebbe iniziata da un momento all’altro e si era attardata anche troppo. Aveva salutato e ringraziato piuttosto in fretta ed era corsa in aula.
Ora, con le cuffiette nelle orecchie e gli occhi che indagavano con curiosità il quartiere, Mei si rallegrava della sua scelta. Non aveva ancora idea di cosa l’aspettasse, ma tutto sommato anche solo fare una passeggiata in un posto nuovo era un bel modo di trascorrere quella serata. Passò accanto a un bel parco circondato da una ringhiera verde e ben tenuta: uno sguardo rapido all’interno, dove gli alberi si alternavano ordinatamente a panchine di legno e tavoli per il pic-nic, le fece ripromettere che sarebbe tornata a esplorare in un’altra occasione. Oppure, chissà, se la mostra si fosse rivelata noiosa sarebbe potuta andare a leggere un libro alla luce di un lampione.
Imboccò Via dei Larici, come indicava il volantino. L’osservò ancora una volta, ritrovando quei dettagli che l’avevano incuriosita. Il titolo della mostra, innanzitutto, le aveva trasmesso un senso di semplicità e di serenità, qualcosa di cui ogni tanto, nella sua vita frenetica fatta di lotte continue, sentiva la mancanza.
E poi – lei che partecipava a tanti eventi culturali e artistici lo poteva ben dire – non era frequente che una mostra fotografica fosse presentata anche con la poesia. Era una rarità, a dire il vero, e questo bisognava riconoscerlo, perlomeno per le ottime intenzioni.
Sul risultato si sarebbe presto fatta un’idea.
L’insegna del bar “La Monetina”, infatti, apparve ben presto davanti a lei, quando arrivò di fronte al civico n° 6.
«Mei! Ehi, Mei, sono qui!».
Non era difficile che nella mente di Mei i pensieri e le immagini si addensassero a tal punto da allontanarla per lunghi attimi dal mondo circostante. In quel momento, infatti, ciò che l’aveva catturata era l’allestimento della vetrina del locale. Quando la voce della sua amica l’aveva raggiunta, era completamente immersa nella contemplazione delle orchidee variopinte esposte in tutta la loro bellezza oltre il vetro.
Si riscosse quando sentì il suo nome per la terza volta.
«Pam! Alla fine ce l’hai fatta!», esclamò, sinceramente sorpresa. Poi i suoi occhi a mandorla le dipinsero in volto un’espressione dubbiosa. «Ma… non avevi un appuntamento, tu? Che accidenti è successo?».
«Oh, lascia perdere, tesoro. Una perdita di tempo. Ne parliamo dopo un gin tonic, altrimenti mi metto a piangere qui davanti a tutti, giuro, e non ne ho proprio voglia. E comunque questa mostra sarà di certo più interessante di un appuntamento con quello lì, se proprio dobbiamo dire la verità».
Mei lasciò che l’amica terminasse quel rapido monologo sulle delusioni amorose, sperando davvero che la serata non virasse su un lungo, noioso sfogo personale su quanto “quello lì” fosse un imbecille. Si ripromise di stare ben lontana dai gin tonic: con un po’ di impegno, se la mostra fosse stata interessante al punto giusto, contava che Pamela si sarebbe distratta a dovere. In fondo, era un’appassionata d’arte anche lei.
La salutò con un abbraccio. «Ma sì, Pam, vedrai che qui ci divertiremo di più, sono fiduciosa. Ah, tra l’altro volevo chiederti… sai, l’articolo che progettavamo di scrivere sugli spazi verdi… ci sono novità? Te ne occuperai tu o ci pensa Sara?».
Mentre chiacchieravano, aprirono la porta del bar e furono accolte da un dolce tintinnio. Non erano ancora le 18:00, erano in anticipo, infatti all’interno c’erano solo un paio di gruppetti di persone.
Un ragazzo dinoccolato, dall’aria a un tempo imbarazzata ma entusiasta, allargò le braccia in un gesto un po’ impacciato per dare loro il benvenuto.
«Buon pomer… cioè, buonasera, ragazze. Non ci conosciamo ma sono molto felice di vedervi».
«Ciao!» salutarono Mei e Pamela quasi all’unisono.
Lui agitò la mano in aria come un bambino.
«Io sono Vittorio, l’autore degli scatti che vedrete. Be’, entrate pure e… enjoy! Spero passiate una bella serata».
***
Non era la prima volta che il lavoro, con quei turni dai contorni indefiniti e variabili, le rovinava l’umore e i programmi. Erano le 18:15 e lei era ancora nel tram, schiacciata dalla sensazione che il tempo scorresse inesorabile e lei non potesse farci più nulla.
Però era la prima volta, invece, che non aveva lacrime da ricacciare indietro. Emozioni nuove si erano impadronite di Laura, stavolta: persino la rabbia e la tristezza si erano indurite, lasciando spazio a una freddezza che, piano piano, si stava trasformando in qualcosa di diverso, difficile da decifrare.
Laura teneva molto a quella mostra. Era importante per lei, era importante per Vittorio, lo sapeva bene. E la felicità di Vittorio era diventata un piccolo pezzo della sua, inevitabilmente. Pensare a lui, che in quel momento si stava certamente chiedendo dove fosse, le stringeva lo stomaco.
Provò a concentrarsi sui fatti: sì, era in ritardo, è vero. Ma non un ritardo astronomico, alle 18:30 sarebbe stata lì, di sicuro. Ed era certa che sarebbe andato tutto bene.
Un altro fatto, però, meritava la sua attenzione: il posto in cui lavorava le stava togliendo qualcosa, giorno dopo giorno. Trenta minuti della sua vita erano preziosi. Era inutile continuare a ripetersi che, suvvia, tutto sommato si trattava solo di mezzora. In quanti giorni si stavano trasformando quelle mezzore, messe tutte insieme?
Sì, c’era freddezza, in lei. Una freddezza nuova, simile forse a consapevolezza.
Nel mondo accadono cose che non possiamo evitare, è vero, pensò. Altre volte, però, sta a noi prendere delle decisioni, seppur difficili, e cambiare ciò che può essere cambiato.
Non vedeva l’ora di arrivare. Non vedeva l’ora di abbracciare Vittorio e, con quel solo gesto, fargli sapere che era lì accanto a lui. Non vedeva l’ora di dedicarsi finalmente a qualcosa che avevano creato insieme e che, una volta tanto, le aveva dato la sensazione di sentirsi viva e importante.
Aprì la sua fedele agenda e, negli ultimi minuti che la separavano da “La Monetina”, si immerse nella scrittura. Un intero foglio fu riempito ben presto di promesse che rivolse a sé stessa.
Era tempo di risvegliarsi, decise.
***
«Be’, davvero, non so risponderti, perché… in realtà doveva essere qui già da un pezzo», mormorò con un sorriso un po’ incerto Vittorio.
«Cavolo, spero che arrivi, altrimenti ti chiederò di violare la sua privacy e di darmi il suo numero. Devo assolutamente parlarci!», dichiarò Mei con estrema determinazione. «Perché non provi a chiamarla, è una tua amica, vero?».
Il ragazzo arrossì vistosamente, mentre distoglieva lo sguardo.
«Ah, ho capito!», intervenne Pamela con l’aria di chi ha appena svelato un complicato intrigo. Bevve un sorso del suo gin tonic e puntò il dito contro Vittorio. Mei si mise una mano tra i capelli, certa che l’amica stesse per lanciarsi in uno dei suoi interrogatori invadenti. «La situazione è un po’ più complessa, vero caro Vittorio? Suvvia, ammettilo. D’altra parte, c’è un sorriso che ricorre piuttosto spesso, nelle tue foto – che, a proposito, trovo davvero interessanti. Questa collaborazione non è l’unica cosa che è nata tra te e Laura, vero?».
Vittorio, rassegnato, si abbandonò a una timida risata. «Be’, sì… ecco. Non è che non voglia chiamarla. Semplicemente… io lo so che lei sta arrivando. E so che se non è ancora riuscita a essere qui non è certo colpa sua».
Mei percepì con chiarezza quanto per quel ragazzo fosse importante la presenza della misteriosa scrittrice di cui stavano parlando. A lei, però, non interessava un granché la relazione tra i due – di qualunque cosa si trattasse, erano affari loro.
Ciò che aveva decisamente catturato la sua attenzione, invece, erano le parole che accompagnavano ciascun gruppo di foto: didascalie rapide, dolci, dal sapore lirico e sfuggente, ma allo stesso tempo dense di realismo e sensorialità, guidavano lo sguardo attraverso l’intera mostra, come il racconto di una storia. Non vedeva l’ora di incontrare questa Laura di cui la gente mormorava nel locale.
Il bar “La Monetina”, qualche minuto dopo le 18:00, si era pian piano riempito. Ed era parso evidente abbastanza presto che, alla radice di quel piccolo evento di quartiere, c’era un gruppo eterogeneo di persone molto legate tra loro. Chiacchierando di qua e di là – complice l’assoluta mancanza di discrezione di Pamela – avevano scoperto che l’intera mostra nasceva dagli sforzi di una rete di amici sviluppatasi partendo da un piccolo Condominio. Lo chiamavano “il Condominio di Natale”, nome buffo per un palazzo, a dirla tutta. Gliel’aveva rivelato una bambina che ronzava attorno a Vittorio, con al collo una vecchia macchina fotografica. «Vittorio è un mio amico e ha fatto tutte queste foto. È bravissimo, non è vero? E Laura l’ha aiutato, perché gli vuole un sacco di bene e poi è bravissima a scrivere. Mi piacerebbe scrivere bene come lei, un giorno. Mi alleno sempre!».
Fu altrettanto evidente, però, che i piccoli volantini distribuiti da quelle persone così curiosamente unite erano giunti più lontano del previsto. Il proprietario del bar faticava a stare dietro a tutti gli ordini e una piccola fila di avventori si accalcava davanti al bancone, per poter bere un drink tra un commento e l’altro. A riprova di ciò, Vittorio, ragazzo tanto simpatico quanto impacciato, aveva già stretto la mano a parecchie persone che era chiaro non lo avessero mai visto.
L’arrivo di Laura, annunciato dal tintinnio della porta a vetri del locale, finì sotto i riflettori inevitabilmente. Inevitabilmente, sì, perché quella ragazza coi capelli castani, avvolta da un’ampia sciarpa marrone, non sembrava proprio voler stare al centro dell’attenzione. Eppure tutti si voltarono, quando fece ingresso nel bar, e il gridolino entusiasta della piccola Lucia che la salutava chiamandola per nome confermò che si trattava proprio di lei.
Mei attese con una certa impazienza, ma con garbo, che Laura fosse accolta con affetto dai conoscenti e dagli amici. Attese anche che si sciogliesse il tenero abbraccio che si scambiarono i due protagonisti della mostra. Finché non si lanciò in avanti, certa che fosse arrivato il suo turno.
«Ciao, ovviamente tu devi essere Laura. Piacere di conoscerti, io sono Mei. Scusa l’assalto, ma io adoro il modo in cui scrivi. Scrivo anch’io. Ho bisogno che tu dica sì, tutto qui. Vuoi scrivere per il nostro progetto?».
Pamela, agganciata al braccio di Mei, annuì incoraggiante ed elettrizzata allo stesso tempo, fissando Laura.
La ragazza, profondamente confusa, per qualche secondo si limitò a sorridere. Poi i suoi occhi furono attraversati da una rapida riflessione. Qualcosa di simile a una decisione più importante della domanda che le era appena stata posta parve formarsi nella sua mente. Si voltò verso Vittorio, dalla cui presenza parve trarre un certo coraggio. Lui le sorrise con semplicità.
«Sì», disse Laura seria. Poi sospirò. «Di qualunque cosa si tratti, sì. Ti ascolto, Mei».

Semplicemente stupendo 🥹🥹 mi sono emozionata
Ma è bellissimo!!!
Nom vedo l’ora di leggere il capitolo successivo!
Ciao grazie, davvero molto bello
Paola sei riuscita a superarti!! Il capitolo è bellissimo e porta con sé più di una sorpresa ma, devo dirlo, sono rimasta incantata da Magnolia!! Che meraviglia la descrizione della primavera vista dalla parte di un albero bellissimo e imponente! Un punto di vista originale che mi ha fatto entrare in una prospettiva nuova ed affascinante, davvero. Grazie, grazie per questo nuovo tuffo nel condominio 💖✨
Concordo pienamente non poteva descriverla meglio di così.
Che meraviglia! Attendo con ansia il prossimo capitolo!
Cosa dire….non potevo aspettarmi di meglio e….questa è la tua strada.trasmetti gioia, serenità, spensieratezza e credo tutti noi, ogni volta che leggiamo, veniamo immersi nella storia.GRAZIE! Buona domenica💝🍀
Il racconto è bellissimo ed attendo con ansia i capitoli successivi !! 🩷
Questo nuovo capitolo de Il Condominio di Natale mi ha davvero emozionata 🌟☃️📚
È come tornare dentro le stesse sensazioni che avevo provato leggendo il libro.
Ho trovato bellissima e sorprendente la scelta di raccontare la primavera dal punto di vista di una magnolia 🌸 — un’idea delicata, originale e piena di poesia, che dà al racconto una luce nuova.
Grazie per averci regalato ancora un pezzetto di questo mondo così speciale 💫
Grazie del regalo che ci hai fatto , ho passato l’intera mattinata di Domenica in un mondo tutto mio , pieno di immaginazione e stupore che solo tu puoi donarci con la tua scrittura profonda e particolare , Grazie !
Grazie del regalo che ci hai fatto , ho passato l’intera mattinata di Domenica in un mondo tutto mio , pieno di immaginazione e stupore che solo tu puoi donarci con la tua scrittura profonda e particolare , Grazie !
Bellissimo capitolo che conferma la tua capacità di trasmettere positività con una scrittura molto curata che invoglia tantissimo a continuare la lettura.
Grazie Paola per questo nuovo capitolo! Ormai il condominio è un pò come se fosse casa mia, con vecchi amici e nuove storie✨️
Attendo con ansia il prossimo capitolo ❤️
Che meraviglia, veramente emozione
Trasmetti tanta serenità e ti ringrazio
Ma che bella sorpresa!!!E che bello questo evento, così inaspettato!!!Io spero tanto che ci regalerete il seguito del libro….per me è stato un vero compagno di viaggio verso il Natale
Trepidante attesa del seguito…😍
È sempre bello leggere questi nuovi capitoli che ci regali.Sono espressione tanta dolcezza.Grazie ❤️
Ma io ora attendo il seguito non puoi lasciarci così!
Una sola parola….. BELLISSIMO!!!
Grazie 💕
Felicissima che le storie dei miei condomini preferiti abbiano un seguito! Scrivi così bene che è come essere in mezzo a loro. Non vedo l’ora di leggere i prossimi capitoli!!!
GRAZIE A TUTTE VOI MERAVIGLIOSE LUCINE ✨
Paola……sei meravigliosa ❤️
Un pieno di emozioni!!!!
Un pieno di emozioni!!!
Bello
Ciao grazie, davvero molto bello 😍
Semplicemente stupendo
Semplicemente fantastico
Complimenti Paola a quando la prossima uscita!
Mi fai sempre emozionare tanto!
Cristina